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Cina: 10 previsioni per il 2021

Last modified: March 11, 2021

Il 2021 è l’anno della speranza. Tutti i paesi del mondo sperano in una ripresa economica e anche la Cina. La Cina sta progettando di essere un nuovo Paese e sa già dove andare. Ecco le nostre 10 previsioni 👇

#1 La crescita economica della Cina raddoppierà nel 2021

Nel 2021 la Cina sarà molto probabilmente venuta fuori dall’emergenza Covid. Un’emergenza che bisogna ammettere ha affrontato al di sopra delle aspettative. Infatti, mentre tutti gli altri Paesi del mondo arrancano e si trovano ancora in serie difficoltà nella gestione della situazione pandemica, la Cina sembra essere da tempo in grado di contenere i contagi. E non solo, anche l’economia cinese è riuscita a crescere, pure se a livelli inferiori rispetto agli anni precedenti.

Fonte: : Global Times

Non a caso, il Presidente Xi Jinping è molto positivo sui progressi del Paese di cui regge il timone, e asserisce che la Cina raddoppierà il PIL tra il 2030 e il 2035. Ciò significa che per arrivare a questo traguardo, la crescita si dovrà aggirare tra il 4,5% e il 5%, numeri che sembrano lontani se si guarda al +2% di quest’anno. Ma che sembrano molto più vicini se si realizzerà la crescita dell’8% stimata dagli esperti economici.

Il +2% del 2020 è principalmente dovuto a un aumento esponenziale delle esportazioni, legate per lo più all’altissima domanda di DPI e alle carenze che gli altri Stati hanno avuto nel settore manifatturiero.

Di conseguenza, anche se si prevede che il 2021 sia un anno di crescita per la Cina, non lo sarà senza una buona strategia. La ripresa economica delle altre nazioni e la diminuzione delle esportazioni dovrà essere rimpiazzata da un forte consumo. La Cina cercherà di stimolare la domanda attraverso oneri e riduzioni di tasse. Inoltre, si prevede che aprirà ulteriormente il suo mercato al capitale straniero e sarà sempre più permissiva nei confronti delle aziende straniere, concedendo più licenze e cancellando “negative lists”.

#2 Il centro economico si sposterà lentamente verso sud

Fonte: The Economist

Il nord della Cina ha sempre vantato un forte potere economico grazie agli enormi giacimenti di carbone e petroliferi, che sono stati la fonte principale del forte sviluppo industriale del Paese. Ma la crescita della Cina non sembra più destinata a svilupparsi sui pilastri di una forza lavoro a basso costo che riesce a produrre enormi quantità di beni di qualsiasi tipo. Al contrario, questa crescita sembra essere sempre più “intelligente”, vista anche l’inferiore competitività del prezzo del lavoro rispetto a quello offerto nel sud-est asiatico e data anche una visione più progressista della Cina da parte dei suoi leader. La Cina, infatti, sembra basare la sua nuova e futura crescita sul settore terziario e sulla tecnologia.

Vediamo dunque quali sono state le 10 città cinesi col PIL più alto nel 2020:

  1. Shanghai
  2. Beijing
  3. Shenzhen
  4. Guangzhou
  5. Chongqing
  6. Suzhou
  7. Chengdu
  8. 8 Hangzhou
  9. Wuhan
  10.  Nanjingu

Un elenco non inserito casualmente, ma per mostrare il ruolo dominante della tecnologia per lo sviluppo delle città presenti nella lista e come i centri economici principali della Cina siano ora situati nel Sud. A Chengdu è stato creato una “Unicorn Island” con l’obbiettivo di sviluppare industrie altamente tecnologie. Chongqing è invece un importante centro per l’industria spaziale e l’innovazione del settore automotive. E poi ancora, Guiyang è un centro di particolare importanza nel settore delle nanotecnologie e dei big data.

Inoltre, anche se non presente nella lista, merita menzione Hainan. La Cina scommette molto sull’ulteriore sviluppo di quest’isola del sud, che oltre a sostenere nel settore turistico (è infatti tra le mete preferite dei turisti cinesi), ora anche nell’industria dell’aviazione e dei servizi internet.

#3 La Cina sempre più protagonista nelle relazioni internazionali

Il 30 dicembre 2020 si è concluso l’accordo “EU-China Comprehensive Agreement on Investment” (CAI) dopo sette anni di trattative. Molti dettagli tecnici sono ancora da definire, ma in linea di massima si sa già cosa andrà a regolarizzare il trattato. Prima di tutto saranno migliorate le condizioni di mercato per coloro che desiderino investire in Cina, si attuerà un trattamento più equo tra investitori domestici e stranieri e non si esigerà da quest’ultimi il trasferimento tecnologico forzato. Ci saranno, inoltre, leggi che andranno a garantire una maggiore trasparenza negli intenti delle aziende cinesi (sia in patria che all’estero) e un avanzamento nella direzione eco-sostenibile.

Parlando di rapporti economici tra Europa e Cina, si deve menzionare la Belt and Road Initiative, che nel 2021 sarà sempre più indirizzata a promuovere i nuovi settori chiavi per la Cina: il green e la tecnologia.

Ma non solo Europa, Pechino si vede protagonista anche all’interno di un’altra area di interesse, quella del Pacifico e del sud-est asiatico. Questo è dovuto alla realizzazione di un altro trattato, il Regional Economic Comprehensive Partnership (RCEP), che promuoverà un mercato di libero scambio tra i membri dell’ASEAN, Giappone, Sud Corea e Taiwan.

#4 Aumenteranno gli investimenti della Cina continentale a Hong Kong

Hong Kong è l’intermediario economico principale tra la Cina è il resto del mondo, grazie al suo ruolo dominante nel settore finanziario a livello mondiale. Sempre più aziende cinesi partecipano a questo mercato finanziario per ricevere investimenti stranieri o per finanziare aziende straniere, tra queste aziende, anche Alibaba, JD e Tencent.

Ma il ruolo leader di Hong Kong è importante per molte altre ragioni, per esempio la diffusione della moneta cinese nel mondo e il potere attrattivo per numerosi imprenditori, sono infatti numerosissimi i viaggi d’affari nell’isola ogni anno.

E con la pandemia il desiderio degli operatori cinesi di investire o trasferirsi per motivi di business a Hong Kong è aumentato. Ci si aspetta un’impennata di entrambe le tendenze con la fine delle restrizioni nel 2021.

#5 La Cina non è più la fabbrica del mondo (o almeno non si dirige più verso tale obiettivo)

Da sempre detentrice del titolo di “fabbrica del mondo” perché esportatrice di grandi quantità di ogni tipo di bene, la Cina cambia direzione. Nel 2021 e in era post-pandemica questo decisivo cambio di rotta diventa sempre più incentivato dal PCC. Oggi, la Cina punta più alla qualità che alla quantità, e al miglioramento dei servizi. Inoltre, se fino ad ora ha avuto un ruolo fondamentale come esportatore, con l’esperienza “Covid” ha accelerato un percorso di produzione destinato a soddisfare la domanda interna. Le nuove necessità del mercato hanno cambiato la destinazione delle proprie merci, che sono più rivolte al mercato l’interno.

Allo stesso tempo, con i nuovi trattati internazionali e la volontà di avere un ruolo sempre più preminente nei mercati esteri, aumenta l’interscambio tra la Cina e altri Paesi. Sempre più imprenditori cinesi, infatti, invece di produrre o investire nel proprio Paese, fanno investimenti all’estero e costruiscono fabbriche in altre nazioni (Vietnam, India, Africa, Messico, Brasile, Turchia e Polonia).

Fonte: CEIC

#6 Le fonti di reddito dei cinesi si stanno diversificando

Negli ultimi anni i cinesi si son fatti conoscere per gli alti consumi, specialmente i più giovani per i quali lo Stato è dovuto intervenire per bloccare un’eccessiva abitudine al ricorso di fonte di credito.

Tuttavia, in era Covid, sembra ci sia stato un cambiamento di rotta. Secondo Mckinsey, i giovani cinesi dicono di essere ora un po’ più preoccupati per il futuro; e di conseguenza di volere risparmiare di più e pianificare un aumento delle fonti di reddito attraverso la gestione patrimoniale, investimenti e fondi comuni di investimento con la fine della pandemia https://www.mckinsey.com/featured-insights/asia-pacific/fast-forward-china-how-covid-19-is-accelerating-five-key-trends-shaping-the-chinese-economy  

#7 Una domanda sempre più green

Fonte: Cosmetics China Agency

La domanda di prodotti più sicuri e green cresce di anno in anno. È una certezza che il 2021 e quindi in epoca post-pandemica questo atteggiamento continuerà ad essere sempre più comune. Non solo i consumatori sono disposti a spendere di più per avere prodotti di alta qualità e la cui produzione non abbia ritorsioni sull’ambiente, ma lo stesso Stato promuove tale comportamento. Lo Stato è intenzionato a aumentare le risorse destinate agli strumenti di finanziamento del debito verde.

La ricerca di prodotti che facciano bene alla salute ormai invade tutti i settori in Cina, dalla cosmetica, al turismo e, soprattutto, il settore agro-alimentare. Ovviamente questo tipo di domanda proviene prevalentemente da i consumatori appartenenti a una fascia di reddito medio-alta.

#8 L’assistenza sanitaria digitale continua a guadagnare quota di mercato

In Cina, la telemedicina è cresciuta del 164% nel 2020. Un settore già in forte crescita ma che è ha avuto un’impennata esponenziale per via della pandemia, che ha messo in risalto le carenze di un sistema sanitario inadeguato.

Nonostante i crescenti investimenti del governo cinese in molti settori durante gli ultimi anni, il settore sanitario non è stato tra i beneficianti. È evidente se si pensa che la percentuale di spesa pubblica dedicata al settore sanitario non raggiunge neanche il 7%. Per fortuna, sicuramente anche per via di quanto avvenuto nell’ultimo anno, nel prossimo piano quinquennale sono previsti molti più investimenti nel settore.

Ma come ha reagito la sanità cinese alla pandemia?

Le carenze del settore sanitario sono state parzialmente colmate dalla tecnologia, che non è stata utile solo grazie alla telemedicina, il monitoraggio remoto del paziente e le prenotazioni online. Ma realtà aumentata e Intelligenza artificiale sono state fondamentali per la diagnostica e il trattamento del paziente, la formazione digitale e l’assistenza robotica del chirurgo.

#9 Le aziende cinesi sono soggette a nuove regolamentazioni nel 2021

Dal 2021 molte aziende avranno vita difficile in Cina e molte altre potranno tirare un sospiro di sollievo. Il governo cinese ha deciso di mettere dei paletti significativi per frenare atteggiamenti monopolistici dei giganti del mercato, l’applicazione di queste regole è ormai una certezza e ne è stato un chiaro esempio l’accusa al gigante della tecnologia Alibaba alla fine del 2020.

Se l’accusa ad Alibaba di “esclusività forzata” rende felici diverse aziende cinesi, le nuove leggi sulla privacy porteranno la felicità dei consumatori cinesi.

Ebbene si, dopo anni di accuse sull’utilizzo improprio dei dati dei consumatori cinesi estrapolati dalla rete, la Cina decide finalmente di mettere un freno ai comportamenti delle aziende che ledono il diritto di privacy dei cittadini. Con le nuove regole i cinesi avranno limiti nelle modalità d’utilizzo e nei tempi in cui potranno possedere questi dati. Inoltre, le aziende cinesi dovranno designare qualcuno come “responsabile della privacy”.

#10 I pilastri industriali della Cina nel 2021

La Cina è già davanti a molti altri Paesi in tre settori industriali e desidera incrementare le esportazioni in tali campi attraverso accordi internazionali. Questi settori sono:

  1. Tecnologia intelligente (per esempio, applicata allo sviluppo delle smart city e il 5G)
  2. Veicoli a nuova energia
  3. Tecnologia verde

Allo stesso tempo, la Cina cercherà di crescere nei seguenti settori i cui risultati non sono ancora soddisfacenti:

  • Industria dei semiconduttori. La domanda interna continua a crescere e la Cina riesce a soddisfarne solo il 16%. Il resto viene importato, sono stati spesi ben 350 miliardi di dollari nell’importazione di chip nel 2020. Ora però l’obbiettivo della Cina è riuscire a produrre ben il 70% di questo fabbisogno. Nello specifico, la Cina ha già una produzione abbastanza avanzata nel testing, assemblaggio e imballaggio, mentre è molto carente nella produzione e design dei Chip.
  • Agriculture tech. Il divario tra aree urbane e rurali in Cina è molto evidente. Questo è chiaro anche in considerazione della differenza nello sviluppo della tecnologia tra aree rurali e urbane. Purtroppo, la Cina è ancora molto indietro per quanto riguarda l’Agriculture Tech. Ma i tempi cambiano, e ora punta a investire molto di più in questo campo. I governi locali ora aiutano le aziende che investono in tecnologia con dei sussidi. Il futuro dell’agricoltura in Cina è sicuramente la tecnologia. Questo tenuto conto anche del sempre minor desiderio di lavorare la terra dei giovani cinesi e dei minori costi per le aziende che utilizzano droni e intelligenza artificiale per la coltivazione.
  • Biotecnologia. Quello della biotecnologia è un mercato in fermento in Cina. Numerosissimi investimenti, stranieri e no, un sacco di start-up, M&A, aziende e università, sono tutti cofattori dell’incredibile sviluppo del settore. Anche in questo campo, know-how e risorse straniere guidano la crescita.

Per concludere su “10 previsioni per la Cina nel 2021”

Questa sintesi mostra come la Cina sia determinata a muoversi in una certa direzione. Gli eventi e i trend del 2020 hanno in parte corretto gli obbiettivi della Cina, che cercherà sempre più di posizionarsi come creatore di tecnologie e tendenze.

Non sei convinto dalle nostre previsioni? Ne riparleremo tra un anno 😉

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